Apoteosi di Meryl Streep. The Iron Lady è soprattutto questo. Mai scelta dell’attrice protagonista, contro ogni britannica perplessità dovuta alla sua nazionalità, fu più azzeccata. La già due volte premio Oscar, nel ruolo della Thatcher, è quanto di più inglese ci possa essere. Una prova ai limiti della perfezione da parte della Streep, a suo agio nell’interpretare tutte le fasi della vita della prima donna a diventare leader di un Paese occidentale. Tutte le età o quasi, perché la prima Thatcher, quella giovane che, partendo dalla bottega del padre, inizia la sua tormentata carriera politica, è interpretata dalla brava Alexandra Roach. Il film, come ogni biopic che si rispetti, è Thatcher-Streep centrico e la storia è narrata quasi prevalentemente dal punto di vista della protagonista. Parlare di una sola figura importante, però, sarebbe limitante. Non va, infatti, sottovalutato il ruolo di Denis, il first gentleman che ha avuto un’influenza maggiore di quella che si possa credere sulla moglie, ne’ soprattutto si può omettere un plauso all’ottima ed efficace interpretazione che del marito della Tatcher fornisce Jim Broadbent.
La sceneggiatura alterna, con una serie forse un po’ eccessiva di flash back, momenti passati e presenti vissuti dalla protagonista. Ciò mette in risalto la dicotomia tra la conservatrice che bada più alla concretezza che ai fronzoli, odiata per i metodi freddi e le scelte impopolari, e la tenera ottantenne alle prese con i fantasmi dolce-amari del buffo e adorabile marito, morto di cancro qualche anno prima, e con il tormento delle abitudini che una lunga relazione si porta dietro. Da una parte la politica che, contro tutto e tutti, si è accanita in una costosa guerra in difesa delle piccole Falkland e che, proprio per il suo essere spietata, i russi avevano definito “di ferro”. Dall’altra, l’anziana signora che con dolcezza compra il latte al supermercato nella più totale indifferenza di chi è nei dintorni. La nonna che, tra demenza senile e distacco dalla realtà, non si rende conto che i nipoti sono troppo lontani per poter farle visita.
"The Iron Lady" è una storia a metà strada tra la realtà e la finzione, tra il racconto storico e quello d’amore. Elementi ben intrecciati e amalgamati grazie alla efficace regia di Phyllida Lloyd, che già si era cimentata in un film biografico (in quel caso per la tv) su una donna inglese al potere: la regina Elisabetta I. Nel lavoro della Lloyd sono anche evidenti i tratti della sua formazione teatrale. Non è un caso che la Streep non esca praticamente mai di scena. La protagonista è sola all’inizio e alla fine del film. In mezzo c’è una lunga ondata di eventi, relazioni, incontri e ricordi. Barriere e discriminazione, scelte facili e difficili, trionfi e sconfitte. In fondo, però, non importa che tipo di vita sia stata vissuta: soli si nasce e soli si muore.
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