Acab - All cops are bastards. Foto 01 Distribution
Buoni e cattivi, guardie e ladri: distinzioni che non hanno senso nello spaccato di Italia portato sul grande schermo da Stefano Sollima, l'autore della fortunata serie tv "Romanzo Criminale", all'esordio cinematografico. "Acab" segue le vicende di Mazinga, Cobra e Negro, tre celerini di lungo corso, accomunati da una spada di Damocle che aleggia sopra ai loro capi: il G8 di Genova, "la più grande cazzata", si limiterà a dire il più attempato e stanco dei tre.
Sollima porta al cinema l'opera su carta di Carlo Bonini, trasmettendone la violenza, sfruttando la forza delle immagini e mettendo in mostra sezioni di un Italia dolente. Un tutti contro tutti, una società mossa dall'odio, con l'occhio della telecamera che diventa quello, da protagonisti in prima linea, di un gruppo di "guardie". L'amletica domanda "da che parte starà il film? Pro celerini o anti celerini?" trova la sua risposta sin dalle prime battute. La pellicola racconta di situazioni estreme, di intolleranza, di scorci di vite squarciate dal non senso, dall'aggressività che rende l'uomo più simile ad un animale in trincea, disposto a far suo il detto "mors tua, vita mea".
Il grande assente è lo Stato, incapace di apportare modifiche significative a quel welfare state tanto bistrattato. La partita fra disperati si gioca dunque sulla strada, senza ruoli definiti, senza coscienza, fino all'apice della violenza che accomunerà italiani, stranieri, delinquenti e membri della polizia, tutti figli di un'umanità in declino. Il quadro dipinto è a tinte tenebre, ma uno spiraglio di luce è portato da "Spina", in grado di rispettare e dare valore ad un'idea.
"All cops are bastards" è in grado di far riflettere, a patto che si riesca a superare la distinzione bene/male, celerino/facinorosi, indipendentemente dalle idee e del background di ciascuno. Il ritmo è veloce, l'intreccio delle situazioni riuscito: la pellicola è uno scatto fotografico, a volte estremizzato, di una Roma nascosta, capace di trasmettere un senso di impotenza e di infelicità. Occorre cambiare, ma come? La risposta è annegata nella follia.
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