|
|
| [Recensioni
] - 10/01/2007 (h.15.28) |
| Bobby Kennedy è vivo nei nostri cuori |
Emilio Estevez tratteggia il testamento morale del senatore ucciso nel '68
(AGM-LSP) Emilio Estevez, giunto alla sua quarta esperienza di regia per un’opera destinata al grande schermo, dimostra di saperci fare. Il suo "Bobby", storia di 22 personaggi che gravitano attorno all’Ambassador Hotel in quella triste giornata del 5 giugno 1968, è un film ben fatto, commovente, che colpisce. Per realizzarlo ci sono voluti sette anni, tra blocchi creativi nella fase di scrittura, difficoltà nel reperimento dei finanziamenti e l’imminente demolizione della location originale, l’hotel di Los Angeles.
Beh, ne è valsa la pena. In un’atmosfera che ricorda moltissimo le opere di Altman, gli attori fanno a gara di bravura e pennellano un realistico e affascinante spaccato dei sentimenti e delle situazioni che si vivevano nel ’68.
La figura di Robert Francis Kennedy, ucciso nelle cucine dell’hotel dopo un discorso tenuto in una sala stampa, è tratteggiata attraverso immagini di repertorio, sempre presenti, e con voci fuoricampo di alcuni suoi discorsi che hanno illuminato la campagna elettorale per le presidenziali (come quello del 16 marzo ‘68, quando si candidò alla presidenza contro il senatore McCarthy).
Estevez è riuscito a rendere fisica la presenza di RFK, nonostante nessuno nel film recitasse il suo ruolo: questo grazie alla capacità degli altri personaggi di farlo rivivere negli occhi e nei cuori, e ai costanti interventi della sua voce, che ci giunge da ogni radio o televisione accesa nel film.
Sharon Stone, Anthony Hopkins, Harry Belafonte, Lawrence Fishburne, Demi Moore: tutti sono particolarmente ispirati e tratteggiano figure dolci e poetiche, dure e malinconiche. Questo è probabilmente il maggiore punto di forza di questa pellicola.
La giornata del 5 giugno 1968 giunge dopo anni, mesi e giorni di tensioni fortissime vissute negli Stati Uniti: dalla fallimentare guerra in Vietnam alle lotte per i diritti delle minoranze, fino agli omicidi eccellenti (JFK, Malcolm X, Martin Luther King) che stroncano le speranze degli americani liberali.
Bobby Kennedy incarnava in sè le speranze, accumulate e perdute negli anni, di tutti i cittadini che sognavano una società giusta, basata sulla solidarietà e sul diritto, come Kennedy amava ricordare.
Come recita uno dei protagonisti: “Ora che anche il Dr. King non c’è più (ucciso due mesi prima, il 4 aprile), è rimasto solo Bobby“.
La giornata del 5 giugno scorre veloce nelle immagini che ritraggono i protagonisti, impegnati nei preparativi della serata di festeggiamenti all’Ambassador: arriva puntuale anche il momento nefasto dell’omicidio, portato a termine da un giovane estremista (Estevez non ha spalleggiato alcuna teoria complottistica) nella calca spaventosa delle cucine dell’hotel.
Il film in sostanza racconta le speranze che i protagonisti nutrono nella figura di un uomo, che si è presentato al suo popolo come uno che vuole attuare nuove politiche e regalare una diversa visione del mondo ai suoi elettori. La pellicola documenta lo sgomento della gente di fronte a queste speranze stroncate, ancora una volta nel sangue; in un paese dove la verità corre sempre sul filo della manipolazione mediatica, un uomo che si presenta come un rivoluzionario sincero rischia grosso.
La fine del film, già drammatica di per sé, viene esasperata da Estevez con un’infinita carrellata di visi pieni di panico e di lacrime e ralenty con la voce fuori campo di Bobby Kennedy: il tutto diventa sinceramente stucchevole, soprattutto quando le immagini si chiudono sulla solita, vista rivista e stravista, bandiera americana.
A parte questi interminabili minuti, complimenti vivissimi a Estevez.
c.g.
Copyright © 2001-2007 AGM-LoSpettacolo
|
|
|
Recensioni
/Generico
"500 giorni" di Sole
Uscito in sala il 27 novembre scorso con 20th Century Fox, ecco l’esordio cinematografico di Marc Webb: 500 giorni per raccontare la spensieratezza e le controversie di un amore reale.
|
|
Recensioni
/Generico
Un'accomodante "dura verità"
Uscito il 27 novembre scorso con Sony Pictures, la verità sull’amore dal regista de “La Rivincita delle Bionde”.
|
|
Recensioni
/Generico
Una storia d'amore lunga "dieci inverni"
L’opera prima di Valerio Mieli, diplomato al centro sperimentale di cinematografia, è una commedia romantica e malinconica che deve molto alla bravura dei due attori protagonisti (Isabella Ragonese e Michele Riondino) e agli scenari poetici di città come Venezia e Mosca.
|
|
Recensioni
/Generico
"Nemico pubblico"
Micheal Mann ripropone la storia di John Dillinger e della sua nemesi, l’agente Melvin Purvis, ultimo di 18 registi a farsi affascinare da questo mito, che ha incantato milioni di persone.
|
|
| Tutti gli Articoli su 'Recensioni
' |
|